Mediazioni risolutive

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Il Decreto Bersani, al fine di favorire la concorrenza e la trasparenza, aveva introdotto la facoltà per il consumatore di recedere dal contratto e di trasferire il contratto eventualmente presso un altro operatore in qualsiasi momento (con un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni) e soprattutto senza costi. In realtà oggi accade che tutti i gestori telefonici impongono in caso di recesso dal contratto il pagamento dei cosiddetti contributi di disattivazione, una sorta di penali mascherate al fine di disincentivare il recesso e/o la migrazione degli utenti verso altri operatori. 

In attesa che l’Antitrust, e/o l’Agcom assumano una decisione,  i costi di disattivazione vanno pagati e  la loro entità varia da operatore ad operatore, a seconda dei servizi attivi sulla linea, e si va dai 20 agli 80-90 euro Iva inclusa. L’Agcom ha anche precisato che i "costi di disattivazione" devono essere chiaramente evidenziati dall’operatore nelle proposte commerciali, sul sito ufficiale e nelle condizioni generali di abbonamento al servizio.

Se l’utente dovesse ravvisare una difformità tra i costi pubblicati dall’operatore e i costi richiesti o addebitati in fattura, può inviare una lettera di diffida a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno per chiedere l'immediata emissione di una nota di credito. Nel caso in cui con la diffida non si ottenga l'effetto sperato è possibile ricorrere alla procedura di mediazione, uno strumento semplice, rapido ed economico che consente di trovare una soluzione amichevole alle controversie.